
Foto di Arash Radpour
INFORMAZIONI:
dove: Milano (MI)
presso: La Casa del Pane di Milano, ex Casello Daziario di Porta Venezia, Piazza Guglielmo Oberdan 4
orari: ore 12 - 20
biglietti: ingresso libero
a cura di: Guido Cabib
I volti, i corpi e le anime del mondo del cinema attraverso l’obiettivo tagliente e poetico del fotografo iraniano.
"Sono architetture di anatomie le fotografie di volti, corpi e anime di questa serie tagliente e poetica di Arash Radpour.
La sua pratica fotografica è una scrittura codificata ricca di tecnica e di traduzioni d’innesti di realtà. Il meta-codice del mezzo tecnologico, la macchina fotografica, si snoda nel suo lavoro attraverso un accesso a più significati e su più crescenti livelli: focalizzazione dell’immagine, scelta del set scenografico attorno ad essa, ricerca di sguardi, taglio della posa del soggetto, accesso ai risvolti psicologici, scambi di ruoli, formalizzazione dell’opera. Radpour è un artista che indaga la natura e l’antropologia delle cose ponendo l’occhio dell’obiettivo in una posizione strabica che permette di svelare la realtà interiore attraverso la visione dei linguaggi dei corpi e delle loro posizioni.
La scala narrativa rivede il concetto di ciò che è represso e nascosto avvalendosi di un “modo” di scattare le fotografie che denota un segno intellettuale fortemente pensato, turbolento e paziente, ma con una traccia di relazioni come si trattasse di una stanza poetica o di un diario. La componente fondamentale del suo lavoro risiede nel concetto di “altro” come critica al concetto di identità.
I personaggi rappresentati fanno parte di un mondo patinato, fascinoso, estremamente trendy e per questo spinto al parossismo, idolatrato e mitizzato. L’obiettivo di Radpour sembra determinare un momento di sospensione, di sbalzo, di straniamento, di perdita, di rumore o di eccessivo silenzio in quelle vite: Terry Gilliam tiene gli occhi serrati, Tinto Brass stringe tra le labbra un sigaro quasi volesse violentarlo, Nicolas Cage espone la faccia attraente tra bianco e nero, Abel Ferrara si nasconde il volto tra le mani, Carlos Sura è riflessivo e meditabondo, George A. Romero frappone le dita tra gli occhi e i voluminosi occhiali."
Martina Cavallarin
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