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Performance fotografica, quello che c'è
27 Giugno - 07 Luglio 2009

Performance fotografica, quello che c'è


Foto di Alessio Fabbricatore

INFORMAZIONI:
dove: Gorizia (GO)
presso: Gorizia, Galleria d'arte "La Bottega" , Via Nizza 4
orari: 10:30-12:00 17:00-19:00
biglietti: ingresso libero
a cura di: Alessio Fabbricatore

La fotografia quale testimonianza obiettiva della realtà, della quotidianità che si prefigge di trasmettere un messaggio forte, di grande impatto, che documenta avvenimenti di ogni giorno visti attraverso l’obiettivo fotografico. Concettualmente le immagini possono essere inquadrate nel movimento culturale del realismo, denotando, graficamente, l’influenza del futurismo russo di Vladimir Vladimirovi Majakovskij
la tecnica realizzativa può essere definita impressionista. Le immagini non sono né estetizzanti, auto compiacenti e cerebrali, né affini artisticamente al manierismo.
Le immagini, in b&w, sono di grande formato, minimo m 0.80 X m1.00, dove spesso predominano i toni neri, stampate volutamente con plotter su normale carta da disegno. Volutamente si è optato per una stampa povera e veloce ma estremamente curata, infatti gli scatti sono stati effettuati con apparati professionali (Hasselblad con obiettivi Zeiss; Olimpus con obiettivi Zuiko).
Le inquadrature devono essere colte nella loro globalità, valutate da una certa distanza, in quanto sono i contenuti che prevalgono sui particolari; la caducità del materiale da stampa usato ripropone la caducità della vita.
La mostra non è, apparentemente, monotematica in quanto le immagini sono raccolte a gruppi di due o tre, ma è possibile individuare un filo conduttore: l’esistenza, quello che c’è.
Ad inferos, il mondo che c’è: trittico composto dalla rappresentazione dell’ingresso al mondo degli inferi, con la visione positiva e negativa dei luoghi sotterranei.
Ab inferis excitare: il ritorno alla vita che c’è, al mondo solare.
La perpetuazione della specie: nonostante guerre, condizioni sociali difficili la vita c’è, donne islamiche del Marocco (1982), donne della Romania (1987 cunctator Ceausescu), donne profughe dalla Bosnia durante l’ultima guerra balcanica (1994) con i loro bambini rappresentano il futuro e la speranza.
La morte che c’è: nonostante la natura abbia una enorme capacità di rigenerarsi l’intervento umano può causare catastrofi difficilmente immaginabili, è stata scelta come immagine simbolo la carcassa seccata di un delfino (che da sempre l’immaginario collettivo associa alla salvezza dell’uomo) spiaggiato, assieme a migliaia di altri pesci, sulle rive del Mar Nero, a Constana, a seguito dell’inquinamento causato dalla spregiudicatezza dell’attività umana (1990).
Il confine che c’è: politicamente in Europa i confini sono caduti ma le specificità culturali sono ben vive.
L’Istria imperiale che c’è: una terra antica rimasta legata alle tradizioni del suo passato.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
alex.stor@libero.it


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