Foto di Massimo Prizzon
INFORMAZIONI:
vernissage: Sabato 31 ottobre 2009, alle ore 18.00
dove: Caserta (CE)
presso: OfCA Space, Via Cesare Battisti 76
orari: Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00
biglietti: ingresso libero
Sarà inaugurata sabato 31 ottobre 2009, alle ore 18.00, la mostra fotografica di Massimo Prizzon "Trans Figurazioni" presso l' OfCA Space di via Cesare Battisti 76, Caserta.
Massimo Prizzon , fotografo milanese, presenta una doppia ricerca fotografica, passando dalla restituzione dei dettagli del corpo femminile alla stratificazione materica. Natura che si contrappone e dialoga con l'Artificio. Bianco/Nero vs Colore.
La mostra resta aperta al pubblico fino al 25 dicembre 2009, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00.
Scriveva Gustave Flaubert in una lettera a Louise Colet il 31 marzo 1853: La poesia non è che un modo di percepire gli oggetti esterni, un organo speciale che setaccia la materia e che, senza mutarla, la trasfigura.
Non si può forse dire la stessa cosa della fotografia? Anzi, a maggior ragione l’affermazione di Flaubert si attaglia proprio a questa che può essere probabilmente considerata l’arte del XXI secolo.
La fotografia, unica fra le arti visive infatti, non può fare a meno della realtà visibile: se ne nutre e, appunto, la trasfigura.
Proprio nello spingere all’estremo limite questa caratteristica della fotografia trovano la loro forza espressiva i due filoni di ricerca che Massimo Prizzon, fotografo Milanese, presenta allo Spazio OfCA di Caserta a partire dal 31 ottobre.
Ed è in omaggio alla frase scritta da Flaubert a Louise Colet che l’Autore ha voluto intitolare la mostra “Trans Figurazioni”, sottintendendo con ciò che i lavori presentati trascendono in qualche misura i limiti della figurazione convenzionale.
Si può dire che i lavori che Massimo Prizzon presenta in questa mostra hanno a che vedere con la percezione e con lo straniamento: i corpi femminili ritratti secondo punti di vista inattesi e in certo qual modo indecifrabili obbligano lo spettatore a riprendere in considerazione i propri archetipi e ad accettare la “non riconoscibilità” di ciò che vorrebbe riconoscere; l’ex fabbrica Minerva ritratta da Prizzon peraltro, come ben ricorda nel suo saggio critico Jacqueline Ceresoli, si è smaterializzata nei materiali che la rappresentano e nel colore, in quello “spirituale nell’arte” di kandiskijana memoria, come un possibile reportage delle sensazioni e delle percezioni di un’energia vitale che va ben oltre lo spazio fisico nel quale il nostro sguardo resta in bilico tra realtà e visione.
Queste sono le considerazioni che fanno dei lavori di Prizzon un punto di vista inconsueto non solo in relazione alle realtà che il fotografo reinterpreta e ricrea ma anche all’idea stessa di fotografia: da mezzo per “raccontare” la realtà a mezzo con il quale creare una realtà totalmente nuova e inattesa.
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